Saturday, 02 September 2017 13:57

La rivoluzione dei garofani

Il 25 aprile 1974 una rivolta militare abbatteva il regime Clerico-fascista istituito in Portogallo nel lontano 1932. In realtà il governo dispotico di Salazar aveva già cominciato a dar segni di inquietudine in occasione delle elezioni presidenziali del 1958. In quella occasione però il dittatore aveva risposto alle richieste dell’opposizionecon una serie di arresti e con una riforma costituzionale ancora più restrittiva. Negli anni seguenti, all’immobilismo interno cominciarono a contrapporsi fermenti nei territori portoghesi d’America, considerati parte integrante della madrepatria. La crescita dei movimenti di guerriglia in Angola, Mozambico e Guinea-Bissau aveva infatti pesanti ripercussioni sul piano economico: una buona parte del reddito nazionale, già tra i più bassi d’Europa, cominciò ad essere assorbito dalle spese militari. Nel 1969 il passaggio dei poteri a Marcelo Caetano, dopo la morte di Salazar, non comportava l’attesa svolta politica. Condannato dagli organismi internazionali peri massacri compiuti in Africa e dissanguato da una anacronistica guerra coloniale, il Portogallo vide incrinarsi la compattezza delle sue forze armate fino all’inevitabile «rivoluzione dei garofani», promossa da giovani uf?ciali di tendenza progressista. Rovesciata la dittatura, sorsero dei contrasti tra i militari stessi che portarono ad un tentativo di golpe da parte del generale Antonio de Spinola, presidente della Repubblica, e alla sua fuga. Le prime elezioni libere nell’aprile 1975 vedevano il trionfo del Partito Socialista di Mario Soares e del Partito Socialdemocratico. Vano risultava a questo punto anche il proposito dei militari filo-comunisti di invalidare i risultati delle elezioni. Dopo la proclamazione della nuova Costituzione, nel 1976 il governo veniva infatti affidato a Soares.