Saturday, 02 September 2017 14:17

La puszta ungherese

La zona nord-orientale dell’Ungheria, compresa tra il Kòròs e il Tibisco, è occupata da una vegetazione di tipo steppico, da cui il nome di puszta, che significa, in ungherese, «deserto». Se alcuni secoli fa questa estensione desolata ricopriva quasi tutta la pianura ungherese, il lavoro degli agricoltori ha gradatamente conquistato alle colture una buona parte del territorio, che è venuta cosi a chiamarsi alfò'ld, cioè «campagna coltivata ». Oggi la puszta, con il suo paesaggio tipico di secchi arbusti e rarissimi alberi, si conserva soprattutto nella parte nord-occidentale del Paese, caratterizzata da un clima decisamente arido. Nella zona ad ovest di Debrecen i lavori di irrigazione hanno consentito l’impianto della coltivazione del riso e inoltre sono stati creati nuovi boschi per fissare i terreni mobili. Nella puszta è praticato l’allevamento di ovini, bovini e suini, mentre va riducendosi l’allevamento dei cavalli, un tempo famosi e richiesti in tutto il mondo. Rinomata era la puszta Hortobagy, che si estendeva per circa 840 kmq. Qui pascolavano oltre 10.000 bovini e più del doppio di suini. I maggiori poeti ungheresi, e in primo luogo Petoti, cantarono le bellezze di queste sconfinate pianure.