Thursday, 07 September 2017 05:41

Il Friuli Venezia Giulia

Tra le più piccole regioni italiane, il Friuli Venezia Giulia e stato istituito nel 1947, unendo Trieste e la provincia di Udine con quella di Gorizia, ridotta al territorio intorno al corso inferiore dell’Isonzo; a queste nel 1968 si e aggiunta la provincia di Pordenone. Copre una superficie di 7.847 kmq con 1.224.221 abitanti. Quasi metà del suolo si presenta pianeggiante (ai piedi delle Alpi Giulie e delle Alpi Carniche), l’altra metà è collinosae montuosa, con elevazioni piuttosto notevoli. Data la morfologia del territorio, la densità per kmq non e molto elevata (159 abitanti). Come dice il nome stesso, la regione e composta da due zone con caratteristiche geografiche e storiche diverse: il Friuli, formato dalle province di Udine e Pordenone, e la Venezia Giulia, comprendente i territori di Trieste e Gorizia. La regione ‘e divenuta autonoma e regolata da uno statuto speciale nel 1964, ottenendo una notevole autonomia, sia per la sua particolare posizione geografica sia per la presenzadi minoranze etniche slave. Confina a est con la Jugoslavia, a nord con l’Austria, a ovest con il Veneto e a sud col Mare Adriatico. Il capoluogo regionale e Trieste; sono capoluoghi di provincia Udine, Pordenone e Gorizia. Più della metà del suolo e occupata da montagne e colline. La zona montuosa alpina e prealpina si estende a nord con le Alpi Carniche (la' cima più alta è il Monte Coglians, 2.780 m) e a oriente con le Alpi Giulie. Al centro s’innalzano le Prealpi Carniche e Giulie, con dossi collinosi che si ammorbidisconoe si smussano procedendo verso sud. La pianura friulana si distingue in una striscia più alta e in una parte bassa; il confine tra le due zone e segnato dalla linea delle risorgive, cioè la dove l’acqua ritorna a scorrere in superficie dopo un percorso sotterraneo. L’alta pianura è costituita da terreni alluvionali recenti; essa è in genere arida e vi cresconosoprattutto ericacee. La parte meridionale. un tempo occupata dalle paludi, ha una costa bassa e sabbiosa, affacciata sul Mare Adriatico. Il paesaggio è caratterizzato da due lagune, di Marano e di Grado. A oriente si apre il Golfo di Trieste, alle spalle del quale si estende il Carso. Questo particolare territorio collinare si presenta arido in superficie. mentre è ricco d’acqua nel sottosuolo. Quest’ultimo è costituito da roccia calcarea. che ha la caratteristica di essere particolarmentesolubile. Per l’azione corrosiva delle acque dei fiumi si sono formate gallerie e grotte sotterranee, che si snodano sotto terra per diversi chilometri. ll terreno carsico pertanto risulta inadatto a quasi ogni tipo di coltivazione. Tra le numerose grotte del Carso triestino, la cavità più profonda è l’abisso di Trebiciano (329 m), mentre la più grande è la Grotta Gigante (la cui volta è alta 136 m). A proposito dell’azione erosiva sotterranea. merita un’attenzione particolare il fiume Timavo. Scorrono al di sotto del suolo ben 40 km del suo percorso. che ricompare alla luce del sole solo in prossimità della costa. ll fiume più lungo e però il Tagliamento, che attraversa la Carnia e la pianura per sfociare nel Mare Adriatico. Tra gli altri fiumi ricordiamo l’lsonzo, che nasce in Jugoslavia e si getta nel Golfo di Trieste. il Livenza e il Natisone. Il clima, che è di tipo marittimo verso sud. diviene di tipo alpino procedendo verso nord: grazie all’influenza del mare, comunque è sempre più mite di quello che comporterebbe la sua posizione geografica. Le precipitazioni sono abbondanti, tanto che questa regione è tra le zone più piovose d’Italia. Un fenomeno atmosferico caratteristico è la bora. vento freddo che spira da nord—est. che d’inverno imperversa sulle coste giuliane e su Trieste. Strettamente legata alla morfologia della regione è la sua sismicità, cioè il fatto di essere soggetta a scosse telluriche. Essendo una zona che fa da «cerniera» tra la penisola italiana e la zolla dell’Europa centro—orientale, essa risente notevolmente delle pressioni convergenti che spingono il continente europeo verso quello africano. I terremoti che hanno funestato la vita dei friulani sono molti; tra i più disastrosi, ricordiamo quello del 1976, che ha colpito duramente la regione per un ammontare di danni di 4.000 miliardi di lire, provocando morti e distruzioni. L’alacre solerzia della sua popolazione ha permesso che la ricostruzione si svolgesse in tempi brevi, con risultati ammirevoli.