Saturday, 02 September 2017 14:20

Il modello economico ungherese

La caratteristica dell’economia ungherese durante i poco più di 50 anni di regime comunista fu l’autonomiarispetto all’accentramento decisionale, che tuttavia non portò a un distacco dal sistema economico dei Paesi socialisti. L’Ungheria appariva infatti un’isola felice all’interno del panorama dei Paesi socialisti: non solo era uno dei più prosperi, ma era anche dei più liberali dal punto di vista culturale e intellettuale. Non esistevano code davanti a magazzini e negozi, i ristoranti erano affollati, le merci abbondavano. Il livello di vita era nettamente superiore a quello degli altri Paesi dell’Est. ll boom dei consumi venne a coincidere con la maggiore libertà economica e con l’instaurazione dell’imprenditoriaprivata, pur all’interno del regime socialista. Per spiegare il perchè di questa felice anomalia rispetto agli altri Paesi dell’Europa orientale, bisogna partire dal dopoguerra, quando si verificò il frazionamento del latifondo e la successiva distribuzione della terra ai contadini. La collettivizzazioneforzata, imposta nella seconda metà degli anni Cinquanta, portò alle cooperative agricole, ma il malcontento generato da queste misure sfociò nella sanguinosa rivolta popolare del ’56, che provocò un numero impressionante di vittime. Dopo la rivolta si abbandonarono i grandi progetti industriali per rivolgersi alla produzione di beni di consumo e generi alimentari. l vari piani quinquennali succedutisi cercarono di riequilibrare e armonizzare lo sviluppo industriale e agricolo. Fu solo nel 1968 però che l’economia subì un notevole cambiamento di rotta: un’importante riforma si pose l’obiettivo di sbloccare il centralismo e concedere invece maggiore autonomia alle cooperative di agricoltori e alle imprese. Inoltre l’Ungheria intensificò gli scambi con i Paesi occidentali, soprattutto con la Germania Occidentale e l’italia. Nel 1978 seguiva un altro ciclo di riforme economiche che dotavano le imprese di maggiore autonomia decisionale. Anche per queste ragioni l’Ungheriafu il primo dei Paesi dell’Europa orientale a ripudiare completamente il comunismo, nella primavera del 1989. La susseguente trasformazione dell’economia in senso liberista richiese perciò meno sacrifici che negli altri Paesi ex socialisti.